tradimenti
Cap 2 - Miriam e la festa in terrazza
02.06.2026 |
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Pietro bevve un sorso di whisky, gli occhi fissi sul culo di Miriam che si allontanava..."
La terrazza dell’ottavo piano era stata trasformata per l’occasione in un piccolo paradiso aziendale. Luci soffuse, musica lounge, tavoli con finger food e un open bar gestito da due ragazzi in camicia nera. Era la classica festa di fine estate della sede milanese: obbligatoria per i quadri intermedi e dirigenti, “facoltativa” per gli altri, ma tutti sapevano che era meglio farsi vedere.Miriam Varano arrivò verso le nove, accompagnata da Marco.
Lui era esattamente il tipo di uomo che ci si aspettava al suo fianco: alto un metro e ottantacinque, spalle larghe da ex giocatore di pallavolo, capelli castani corti e un sorriso tranquillo e sincero. Calabrese come lei, ingegnere meccanico, trasferito a Milano da due anni per lavoro. Indossava una camicia bianca semplice e un paio di jeans scuri. Niente di pretenzioso. Un bravo ragazzo. Di quelli che la guardavano con amore vero e le teneva la mano con rispetto.
Miriam, accanto a lui, sembrava ancora più letale. Aveva scelto un vestito nero aderente, lungo fino a metà coscia, con uno spacco discreto sul lato sinistro. Il tessuto elasticizzato le fasciava il corpo come una seconda pelle: il seno pieno tendeva la scollatura a V, mentre dietro il vestito sembrava dipinto sul suo culo perfetto. Ogni passo faceva ondeggiare quelle due mele sode e alte, attirando sguardi come mosche sul miele.
Pietro li vide entrare dalla porta della terrazza e sentì il sangue andare tutto al basso ventre.
«Guarda un po’ chi c’è» mormorò a Ivan, che gli stava accanto con un bicchiere di whisky in mano.
Ivan fischiò piano. «Quindi quello è il famoso fidanzato. Bravo ragazzo di provincia. Peccato che tra quattro mesi lei tornerà giù… e quel culo sarà tuo.»
Pietro non rispose. Aveva gli occhi incollati su Miriam. La vide ridere con Marco, la mano di lui appoggiata con leggerezza sulla sua vita. Quella vista gli provocò un misto di rabbia e un’eccitazione feroce. Gli piaceva l’idea di portargliela via. Di umiliarlo senza che lui nemmeno capisse.
Durante la serata Pietro si mosse con pazienza da predatore. Prima si fece vedere a chiacchierare con altri colleghi, poi iniziò ad avvicinarsi al gruppo di Miriam.
Sofia e Laura erano con loro. Sofia, mora, trent’anni, corpo atletico e sguardo sveglio, era la più protettiva. Laura, bionda veneta di ventisette anni, più morbida e con un bel décolleté, rideva nervosamente.
«Miriam, quel vestito è un’arma di distruzione di massa» disse Pietro arrivando da dietro, con un sorriso falso. «Peccato che lo rovini con la compagnia sbagliata.»
Marco aggrottò leggermente la fronte, ma mantenne un tono educato. «Piacere, Marco. Tu sei…?»
«Pietro. Lavoro con la tua ragazza da un po’.» Allungò la mano e strinse quella di Marco con troppa forza. «Sei un uomo fortunato.»
I suoi occhi però erano già scesi sul culo di Miriam. Quando lei si voltò per prendere un calice dal tavolo, Pietro fece un passo laterale “casuale” e le premette il bacino contro il sedere per un secondo di troppo. Miriam sentì chiaramente qualcosa di grosso, duro e caldo spingere contro la stoffa del vestito, proprio tra le natiche.
Si irrigidì.
Pietro si allontanò subito, come se niente fosse, ma non prima di averle sussurrato all’orecchio, fingendo di prenderle un bicchiere:
«Hai sentito quanto è duro per te, troia?»
Miriam si voltò di scatto, gli occhi neri che mandavano fiamme. Sofia se ne accorse immediatamente.
«Tutto bene?» le chiese sottovoce.
«Quel maiale mi ha appena strusciato il cazzo sul culo» rispose Miriam a denti stretti, mentre Marco era distratto a parlare con un altro collega.
Laura arrossì. «Oddio… vuoi che facciamo qualcosa?»
«Non qui. Non voglio scenate.»
Ma Pietro non aveva finito.
Più tardi, quando Miriam andò verso il bagno interno della terrazza, lui la seguì. Il corridoio era semi-buio. La bloccò proprio mentre usciva dal bagno delle donne, spingendola contro il muro con il suo corpo basso e tozzo.
«Togliti di mezzo, Pietro.»
Invece lui si premette contro di lei. Il vestito era così aderente che sentiva ogni curva. Le infilò una mano sulla vita, scendendo lentamente verso il culo.
«Lo sai che ho venticinque centimetri di cazzone spesso che ti vuole sfondare, vero?» mentì esagerando apposta. «L’ho tirato fuori poco fa pensando a te, in ufficio. È ancora mezzo duro.»
Con un gesto rapido si aprì leggermente la zip dei pantaloni eleganti e tirò fuori il suo membro spesso e venoso, lungo quasi venti centimetri, già gonfio e con la cappella lucida. Lo tenne in mano, vicinissimo al corpo di lei, senza toccarla direttamente ma facendoglielo vedere chiaramente.
Miriam abbassò gli occhi per un istante. Non poté fare a meno di notare quanto fosse grosso, sproporzionato rispetto al corpo basso di lui. Provò disgusto, ma anche un lampo di shock.
«Sei schifoso» sibilò, spingendolo via con forza. «Se non ti levi ti denuncio stasera stessa.»
Pietro rise piano, rimettendosi il cazzo nei pantaloni con calma. «Quattro mesi, Miriam. Ogni giorno ti renderò più difficile dire di no. E prima o poi quel bravo ragazzo del tuo fidanzato ti troverà con il culo pieno della mia sborra.»
Si allontanò proprio mentre Marco arrivava dal corridoio.
«Amore, tutto bene?» chiese Marco preoccupato, vedendola agitata.
«Solo un po’ di mal di testa» mentì lei, prendendogli il braccio. «Andiamo via presto, ti va?»
Mentre tornavano sulla terrazza, Pietro li osservava dal fondo, con Ivan accanto.
«L’ha visto» disse Pietro con un ghigno. «Ha visto quanto ce l’ho grosso. È solo l’inizio.»
Ivan ridacchiò. «E il fidanzato?»
«Un bravo ragazzo. Di quelli che non sospettano mai niente. Perfetto da cornificare.»
Pietro bevve un sorso di whisky, gli occhi fissi sul culo di Miriam che si allontanava.
La caccia era appena entrata nel vivo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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